ASCENSIONE & PENTECOSTE, SORELLE SIAMESI

 

Perché sorelle? Perché nate dalla stessa madre che è la Liturgia.

Perché siamesi? Perché concepite insieme e sono inseparabili. La prima nascendo ha  tirato l’altra.

Premettiamo che, dalla Pasqua al Corpus Domini, l’Anno Liturgico – quello che cura la preghiera pubblica della Chiesa –  collega con logica grandi festività. Si potrebbe dire “le magnifiche cinque” (dare il cinque sembra che piaccia anche a Dio!), le cinque grandi festività che sono come i “fuochi artificiali” dell’opera redentiva compiuta da Gesù: il succo di una MEGA-FESTA attesa sin dall’Avvento e costata dolore e sangue a Gesù. Elenchiamole:

   Pasqua: Gesù dà compimento all’opera della salvezza attuando il “Mistero Pasquale” previsto da Dio sin da prima che il mondo fosse (passione, morte, risurrezione);

   Ascensione: Gesù ci lascia ma resta con noi, realizzando una forma di presenza diversa e universale; e, insieme, ci ingaggia facendoci suoi continuatori;

   Pentecoste: lo Spirito Santo, mandato da Gesù e dal Padre, diviene il nuovo Emanuele, insieme a Gesù stesso che se ne è andato ma è rimasto (non è un ossimoro, né politichese del tipo “qui lo dico e qui lo nego”, ma una meraviglia delle realtà soprannaturali “trascendenti” che Dio sa compiere in quanto padrone della natura e intelligenza onnisciente che “risiede” in una dimensione che trascende lo spazio e il tempo)*;

   SS.ma Trinità: Dio si presenta nel suo splendore di Unico Autore Tripersonale di tutto ciò che è esistito, esiste ed esisterà fuori di Lui, garantendo la perennità di esistenza di tutte le sue creature intelligenti;

   Corpus Domini: Gesù (secondo il progetto del Padre e lo Spirito Santo che lo ha attuato) rimane il centro privilegiato del nostro riferimento con la salvezza. Così che la nostra religione si specifica come “cristologica”, avente cioè Gesù rivelatore e redentore come punto di riferimento costante. Gesù dunque, con questa festa, riafferma la sua costante presenza nella storia umana in corpo-sangue-anima e divinità, celata nel sacramento dell’Eucaristia, cioè sotto le apparenze del Pane e Vino consacrati.**

E passiamo dunque alle… sorelle siamesi dell’Ascensione e della Pentecoste

Con l’Ascensione Gesù realizza il distacco, ma con la Pentecoste lo ricrea; e, come detto, in maniera diversa ma migliore, imperitura, fino alla fine dei tempi, e non limitata ai discepoli del suo tempo, ma aperta a tutta l’umanità. Insomma anche se a noi piacerebbe poter vedere e toccare Gesù (gioia che ci sarà concessa solo in paradiso); anche se a noi, figli di genitori terreni, piacerebbe che essi non morissero mai e stessero sempre con noi, Dio ci chiede di fidarci di Lui se ha scelto di adeguare la sua perennità di presenza (oltre quella previa e non mai declinabile del continuo mantenerci nell’essere che equivale a una creazione perpetua) a quella che già sperimentiamo nella vita naturale: stagioni, vita e morte, rinnovamento, passaggio dall’infanzia all’età adulta, cambiamento di tempi e  luoghi, distacco da amici e parenti, morte e vita, dolore e gioia… E con la conclusione obbligata che la vita deve continuare, che dobbiamo comunque “andare avanti” pur mantenendo il ricordo di ogni avvenimento lieto o triste che ci serve a strutturare la nostra specifica personalità.

Quindi Gesù con il suo Spirito è ancora e sempre tra noi e in noi (se siamo in grazia). Da Pentecoste in poi abbiamo tutti noi, cristiani praticanti, l’obbligo di mettere “un tigre nel motore” come si diceva una volta e rimboccarci le maniche perché da oggi non si fa più politica, si lavora, e de brutto!… La vita diventa una palestra, un campionato sportivo, una guerra, come dice San Paolo e come noi ripeteremo prossimamente, e con dovizia di particolari interessanti, su questo schermo… Auguri!

NOTE

* Dico… Qui si fa Kat-Adù, non lamentiamoci dunque pretendendo di sminuirla! La fede, sia nella pratica che nella sua comprensione (che è quella che produce poi una pratica da “adoratori in spirito e verità” come il Padre li desidera (cfr. Giovanni 4,23), deve crescere con l’età e perciò passare dal lattuccio della prima comunione al cibo solido dell’adultità; è il passaggio obbligato dalla “carnalità” alla “spiritualità” realizzata dallo Spirito Santo! (cfr. 1Corinzi 3,1-3) Se si accetta di fare questo percorso si salirà verso la vetta (cfr. il concetto cristiano di “ascetica”), e si avranno anche molte risposte di chiarimento che ci aiuteranno a distinguere da un lato ciò che è mistero soprannaturale, verità rivelata inaccessibile alla mente umana, che è il dato donatoci da Gesù Maestro; e dall’altro lato la comprensione teologica – non eretica né superstiziosa! – di quelle stesse realtà misteriche che Dio vuole che noi approfondiamo per tutta la vita e che quindi formano il nostro lavorio di discepoli attenti e amorosi per seguire al meglio le orme del nostro Santo Maestro. Significa in sostanza conoscere Dio e i suoi doni per quello che sono. Quale papà non desidera questa conoscenza di sé dai figli?

** E poi anche nel solo Pane perché non esiste un corpo vivo senza sangue, così come non esiste un sangue vivo senza il corpo di appartenenza. Ed è per questo che si riceve Gesù interamente anche comunicandosi con una sola specie.

SL

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