Kat-Adù n. 7        CORPUS DOMINI il SUPERSACRAMENTO

 La festa del CORPUS DOMINI (1) ci ricorda che Gesù ha voluto concretizzare la certezza della sua, sempre misteriosa, presenza nel SS.mo sacramento dell’altare che si realizza durante la celebrazione eucaristica, definita Messa. E si tratta di presenza non temporanea e occasionale (come credono tanti cristiani non cattolici che la limitano al momento della Santa Cena, senza peraltro credere alla presenza reale) ma di durata perenne, duratura. Ovvero Gesù-Dio è sempre presente nell’ostia consacrata (o Eucaristia) fin quando essa mantiene la sua apparente natura di pane. Ed è per tale motivo che la Chiesa invita a celebrarne il culto anche fuori della celebrazione eucaristica, come nella Adorazione perpetua o temporanea o nelle private visite a Gesù davanti al tabernacolo.l E, in questa festa del Corpus Domini, ci invita a manifestare la gioia di questa presenza con le bellissime processioni che si fanno sulle nostre strade trasformate per l’occasione in più o meno artistici tappeti infiorati. (2)

En passant sarà utile spiegare ai nostri bambini che la processione del Corpus Domini è bellissima anche se, come può accadere, in qualche posto pioverà. Il nostro cuore sa, per fede, che GESU’ E’ IL SOLE sempre presente in noi se siamo in grazia di Dio e perciò poco conta se la meteorologia continua a fare il proprio dovere qua e là; sarà comunque acqua benedetta!…

Inquadriamo questa celebrazione ricordando anzitutto cos’è un sacramento, e cosa sono i sette sacramenti nella nostra fede cristiano-cattolica. La nostra Chiesa definisce “sacramento” un segno (realtà sensibile) della grazia divina (realtà soprannaturale non sensibile) efficace (che ha la funzione di manifestarne la presenza e di comunicarla). I sacramenti in sostanza sono l’invenzione divina di Gesù per perpetuare, con segni sensibili, concreti, la sua presenza perenne di Maestro e Signore per noi che non abbiamo incontrato, visto e toccato, “il Verbo della vita” (1 Giovanni 1,1) come i fortunati apostoli e discepoli vissuti al suo tempo in Palestina. Sfortuna che però, per certi aspetti, si traduce in una fortuna più grande della loro perché abbiamo la possibilità di un contatto ininterrotto con Gesù in ogni luogo, e poi una comprensione delle verità divine rivelateci da lui assai maggiore, poiché dopo l’Ascensione, è venuto il Paraclito a far capire ai seguaci di Gesù ogni cosa di quelle verità dagli apostoli non del tutto comprese, il che ci consente di essere “adoratori in spirito e verità” quali il Padre desidera che siamo. ( Giovanni 4,23-24)

I sacramenti, come sappiamo, sono 7, e sono: 1. Battesimo; 2. Riconciliazione (già Confessione o Penitenza); 3) Eucaristia; 4. Confermazione (già Cresima); 5. Matrimonio; 6. Ordine sacro; 7 Unzione degli infermi (già Estrema Unzione).

Di questi – e veniamo al Corpus Domini! – il più importante è l’Eucaristia, perché essa ci ripresenta, riattualizza nel tempo, lo stesso mistero pasquale di Passione-morte-risurrezione di Gesù, ovvero il fine specifico che ha indotto il Verbo di Dio a realizzare l’incarnazione e la redenzione di tutta l’umanità passata, presente e futura. Il corpo di Cristo nell’evento redentivo del mistero pasquale, reso presente attualmente per noi, è un dono di Dio che chiede non solo di essere visto o ascoltato (come può succedere a chi sta distrattamente a Messa) ma di essere contemplato e adorato. Gesù vuole ammetterci alla comunione con Sé-Dio, vuole entrare in noi come nutrimento, farci carne della sua carne, membra del suo stesso Corpo, renderci divinizzati e templi della Trinità ecc…

Va sempre ricordata la funzione inversa che ha la santa Comunione rispetto a quella del cibo naturale: mentre questo viene trasformato dal nostro organismo in nostra carne e sangue, il Pane Eucaristico, non a caso detto “cibo degli angeli”, realizza la funzione inversa di trasformare noi in carne e sangue di Cristo. Ah che dispiacere dev’essere per Gesù vedere tante comunioni fatte per abitudine, con atteggiamento trasandato, senza due parole di ringraziamento in intimità col Signore.

Perché non pensare in quei momenti, quando tocchiamo la sacra particola, alla trepida riverenza,  alle labbra tremanti degli apostoli nell’ultima cena quando Gesù, per la prima volta, disse loro: “Prendete e mangiate… questo sono io!”?

Sei sacramenti a servizio del settimo

L’Eucaristia (parola che indica sia la celebrazione eucaristica, o Messa; sia l’atto della comunione; sia le particole consacrate custodite nel tabernacolo dopo la celebrazione) rappresentando il centro fontale della presenza attuale di Cristo, attira verso di sé e in funzione di sé tutti gli altri sacramenti che sono dislocati anche in parallelo allo svolgersi temporale della nostra vita umana. Infatti possiamo e dobbiamo inquadrarli in questo modo: il Battesimo, donandoci la filiazione adottiva di Dio, è all’origine della nostra vita umana e divina; l’Eucaristia è’ il sacramento della crescita, che soprannaturalmente si realizza nutrendoci del Corpo di Cristo (3); la Riconciliazione ripara i nostri errori e ci riammette alla sacra mensa eliminando l’inimicizia con Dio causata dal peccato grave; la Confermazione, di pari passo con la vita che diventa adulta, realizza l’inizio di una maturazione verso la piena statura di Cristo con una presenza più intensa di Spirito Santo; l’Ordine sacro forma i ministri che con il potere sacerdotale ricevuto da Gesù consacrano il pane e il vino rendendo presente l’Eucaristia, e insieme riabilitano le persone che, per paura o viltà o interesse, dicono, come Pietro (non ancora Santo) “non conosco quell’uomo!”; il Matrimonio porta al mondo i nuovi figli di Dio collaborando alla sua creazione e, con l’educazione cristiana, li fa membri del Corpo di Cristo che è la Chiesa, apostoli che collaborano alla realizzazione del Regno; l’Unzione degli infermi restaura, se così Dio ha previsto, i figli di Dio debilitati gravemente, dando loro come una iniezione di vitamine per lo sprint finale dell’ultima ora del giorno nella Vigna, o per la gioia del grande incontro.

Ma questa inquadratura è tanto importante che va confermata dalle autorevoli parole del Concilio Vaticano II che a proposito dei sacramenti e della loro funzione e dislocazione durante la vita dice: http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html

« Il sacerdozio comune esercitato nei sacramenti

  1. Il carattere sacro e organico della comunità sacerdotale viene attuato per mezzo dei sacramenti e delle virtù. I fedeli, incorporati nella Chiesa col battesimo, sono destinati al culto della religione cristiana dal carattere sacramentale; rigenerati quali figli di Dio, sono tenuti a professare pubblicamente la fede ricevuta da Dio mediante la Chiesa [18]. Col sacramento della confermazione vengono vincolati più perfettamente alla Chiesa, sono arricchiti di una speciale forza dallo Spirito Santo e in questo modo sono più strettamente obbligati a diffondere e a difendere la fede con la parola e con l’opera [19], come veri testimoni di Cristo. Partecipando al sacrificio eucaristico, fonte e apice di tutta la vita cristiana, offrono a Dio la vittima divina e se stessi [20] con essa così tutti, sia con l’offerta che con la santa comunione, compiono la propria parte nell’azione liturgica, non però in maniera indifferenziata, bensì ciascuno a modo suo. Cibandosi poi del corpo di Cristo nella santa comunione, mostrano concretamente la unità del popolo di Dio, che da questo augustissimo sacramento è adeguatamente espressa e mirabilmente effettuata.

Quelli che si accostano al sacramento della penitenza, ricevono dalla misericordia di Dio il perdono delle offese fatte a lui; allo stesso tempo si riconciliano con la Chiesa, alla quale hanno inflitto una ferita col peccato e che coopera alla loro conversione con la carità, l’esempio e la preghiera. Con la sacra unzione degli infermi e la preghiera dei sacerdoti, tutta la Chiesa raccomanda gli ammalati al Signore sofferente e glorificato, perché alleggerisca le loro pene e li salvi (cfr. Gc 5,14-16), anzi li esorta a unirsi spontaneamente alla passione e morte di Cristo (cfr. Rm 8,17; Col 1,24), per contribuire così al bene del popolo di Dio. Inoltre, quelli tra i fedeli che vengono insigniti dell’ordine sacro sono posti in nome di Cristo a pascere la Chiesa colla parola e la grazia di Dio. E infine i coniugi cristiani, in virtù del sacramento del matrimonio, col quale significano e partecipano il mistero di unità e di fecondo amore che intercorre tra Cristo e la Chiesa (cfr. Ef 5,32), si aiutano a vicenda per raggiungere la santità nella vita coniugale; accettando ed educando la prole essi hanno così, nel loro stato di vita e nella loro funzione, il proprio dono in mezzo al popolo di Dio [21]. Da questa missione, infatti, procede la famiglia, nella quale nascono i nuovi cittadini della società umana, i quali per la grazia dello Spirito Santo diventano col battesimo figli di Dio e perpetuano attraverso i secoli il suo popolo. In questa che si potrebbe chiamare Chiesa domestica, i genitori devono essere per i loro figli i primi maestri della fede e secondare la vocazione propria di ognuno, quella sacra in modo speciale.

Muniti di salutari mezzi di una tale abbondanza e d’una tale grandezza, tutti i fedeli d’ogni stato e condizione sono chiamati dal Signore, ognuno per la sua via, a una santità, la cui perfezione è quella stessa del Padre celeste. »

Lo scrivente chiede perdono e pietà…

… per la descrizione, se vogliamo elaborata e tecnica, del tema che con dolcezza mistica può essere assaporato altrove presso autori come… come il buon San Romualdo abate (ricordato il 19 giugno scorso nel Libro delle Ore) che – dice l’agiografo –  nella sua minuscola cella…: “Spesso la contemplazione di Dio lo rapiva in modo così intenso che, quasi tutto sciolto in lacrime e bruciando di un indicibile ardore  d’amore di Dio, diceva a gran voce: «Caro Gesù, pace del mio cuore, desiderio ineffabile, dolcezza e soavità degli angeli e dei santi», ed altre espressioni consimili. Ciò che egli diceva con giubilo sotto l’azione dello Spirito Santo, noi non siamo capaci di esprimerlo con parole umane, neppure in minima parte.”  (E si noti che il narratore è San Pier Damiani!).

Ma la mistica, si sa, viene dopo la catechesi, e dopo la teologia (che noi cerchiamo di proporre in maniera elementare); materie che non sono contrarie ad essa ma le fanno da fondamento. Infatti quando le due aspirazioni teologica e mistica si incontrano in un’unica persona ne risulta un personaggio come San Tommaso d’Aquino, teologo professionista capace di “ficcare lo sguardo” nei misteri divini con la precisione dell’orologiaio, e, insieme, di spremerne poi il succo effondendosi in preghiere e inni eucaristici del tipo “Adoro te devote latens Deitas…” o il “Panis angelicus“. Ma l’Eucaristia ha eccitato l’estro poetico anche di illustri sconosciuti come gli anonimi autori che composero l’inno “Ave Verum Corpus natum de Maria virgine…” o la preghiera “Anima Christi sanctifica me“. Perché non cercare questi tesori su internet con testo originale latino e traduzione a fronte? Si tratta proprio del “Corpus Domini” e… sarebbero ottime preghiere da “scaricare” per utilizzarle come lode-adorazione-ringraziamento dopo la Comunione.

NOTE

(1) La festa è stata istituita nel 1246 in Belgio. E due anni dopo, grazie al famoso miracolo di Bolsena, papa Urbano IV la estese a tutta la cristianità. “Corpus Domini” è la dizione d’origine che qualcuno, nel periodo seguente al Concilio Vaticano II ha proposto di ridefinire Corpus Christi volendo sottolineare la concretezza dell’umanità di Gesù più che la sua divinità. Ma la cosa non ha preso piede; il popolo ha preferito privilegiare il valore superiore e unico nascosto in quella santa umanità sottolineando che Gesù è il Signore (Dominus), il Verbo di Dio incarnato; così come è per la Domenica che è stata sempre e rimarrà il Giorno del Signore (Dies Domini), perché Gesù aveva sì un corpo umano ma come Persona era e resta in eterno unicamente Persona Divina.

(2) Meritano senz’altro di essere visitati i luoghi che si sono resi famosi per le tradizionali curatissime infiorate. Basta cercare in internet per esserne informati.

(3) E’ forse fuori luogo ricordare che nutrirsi di quel Pane è conditio sine qua non per avere la vita? Lo ha detto Gesù a Cafarnao (vedi Giovanni 6,53-58); lo ha ricordato San Paolo ai cristiani di Corinto (vedilo nella 1 Corinzi 11,26-27) ammonendo che se si fa la comunione indegnamente si “mangia e beve la propria condanna”.

SL

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