• on maggio 20, 2018

La Pentecoste 2018

PENTECOSTE 2018

 

Promemoria

Dal greco pentekostè (cinquanta) che sottintende emèra (giorni); è la festività che cade 50 giorni dopo la Pasqua. E’ dedicata allo Spirito Santo, ricordando la sua effusione sui discepoli radunati in preghiera nel Cenacolo (cfr la miniatura seguente).

Trattandosi della terza Persona del Dio Trinità, fa parte delle maggiori feste dell’Anno Liturgico, tanto che dal tempo di Papa Leone III (…), che l’ha istituita, viene preceduta da una novena di preparazione che va dalla VI settimana di Pasqua fino al sabato della VII settimana.

Ora la cosa importante è chiedersi quale utilità spirituale essa ha per noi? Cosa ci ricorda? A cosa ci spinge? Facciamo un po’ di ripasso e poi, come adulti che in grazia della Cresima siamo abilitati a diffondere la Fede, trasmettiamo queste meraviglie ai fratelli più piccoli.

Lo Spirito Santo, come sappiamo, è stato infuso in noi sin dal Battesimo che ci ha “giustificati” ridonandoci la grazia originale perduta da Adamo ed Eva nostri progenitori ed elevandoci alla parentela con Dio, come figli adottivi. Prima meraviglia questa, e di estremo interesse, sia perché ci dona un livello di dignità che più alto non si può (i figli del Re sono tutti “prìncipi”, quindi superiori ad ogni nobiltà terrena); sia perché “se siamo figli siamo anche eredi”, ci ricorda S. Paolo (Romani 8,17). E mica eredi di soldi o immobili – non ci serviranno più! – ma eredi di Dio stesso che è il bene assoluto e immenso in cui si ricapitola ogni felicità possibile. La massima in assoluto – chi non lo sa? – è quella della comunione con la Trinità che è impossibile sulla terra (il vangelo la chiama “il gaudio del tuo Signore” (Cfr Matteo 25,21), cioè qualcosa di insuperabile e perciò unico fine degno del cuore umano proteso verso l’Infinito.

Ma riflettiamo un momento. L’amore – di qualsiasi tipo, anche quello umano tra sposi, padri e figli, amici ecc… –  non consiste forse nel volere e fare il bene dell’amato? E il proverbio non precisa che “amore con amor si paga”? Perciò a tanto dono d’amore, immeritato e impensabile, da parte di Dio, coerenza vuole che si risponda con amore generoso, donativo, senza misura. Dio insomma è totalizzante, non meno dei fidanzati che si dicono reciprocamente “solo tu, totalmente, per sempre!”.

Ed è “in Cristo, con Cristo e per Cristo”, grazie al suo sacrificio, che Dio ci si dona senza misura e con la sua presenza-inabitazione ci dà la sua pace “che intender non la può chi non la prova” (Dante). Nell’eternità tale Dono, per ora in gran parte impedito dalla pesantezza della nostra umanità difettosa, ci si donerà alla ennesima potenza e senza fine. Perciò in risposta Dio vuole che anche noi Gli doniamo tutta la nostra vita (che poi è nostra solo perché Lui ce l’ha donata).

Insomma se la Scrittura dice – e dice il vero! – “ricordati delle tue ultime realtà e non peccherai mai” (Siracide 7,40)  è anche vero che, tolto ogni timore, vivendo in grazia, possiamo dirci: “ricordati del Dono che il Signore ti fa di se stesso, abbraccialo con deciso amore, vivi come ‘tempio dello Spirito Santo’ (cfr 1Corinzi 6,19) e vedrai che le gioie del mondo ti appariranno come “spazzatura”. (cf Filippesi 3,8)

E ascolta cosa dice questo canto (che impareremo):

” Se senti un soffio nel cielo

un vento che scuote le porte.

Ascolta è una voce che chiama,

è l’invito ad andare lontano.

C’è un fuoco che nasce

in chi sa aspettare;

in chi sa nutrire

parole d’amore.”

Leoni Sandro.