QUALCHE IDEA SULLA PASQUA

(14 Aprile 2019)

Domenica delle palme e Pasqua, un secolare conflitto?

Statisticamente è sicuro, è successo anche oggi: nella domenica delle Palme la Chiesa fa il pienone, mentre a Pasqua no, perché?

Perché nella prima si distribuisce la palma, e questa (ohibò!) è accolta non solo con fede dai cristiani frequentanti (è infatti un sacramentale!) ma anche da cristiani “natalini e pasqualini“, quasi che avesse il potere magico (peraltro sperato ma senza convinzione) di procurare la pace per la propria famiglia (la propria sì, gli altri si arrangino). Poi però si vede che non è così. La palma delal pace rinsecchisce perché viene piazzata là, dietro un quadro e dimenticata lasciando famiglie e condomìni… in guerra. A dire il vero questa inutilità (altro ohibò!) succede anche a molte famiglie credenti.

Allora sarà bene fare un quadruccio speciale, esclusivo per reggere la palma, e magari appiccicato alla porta di casa così lo si legga ogni tanto e che dica: “Aiutati che Dio t’aiuta. IO non sono più che un promemoria e funziono solo se TU mi farai funzionare. Basterebbe magari una preghiera al giorno unita a un pizzico di sforzo per dire a tua moglie/marito: “Per favore! Grazie! Scusa!”

 

Come mai nel Credo diciamo che Gesù “discese all’inferno” lui che, come Dio, è super-iper-arci-Santo?

Per inferno non si intende, nel contesto del Credo, la situazione in cui si trovano i dannati, ma si indicano gli “ìnferi” (parola latina che indicava lo Sceòl ebraico, cioè il “luogo”, la situazione dei morti che, come si pensava nell’antico ebraismo, dimoravano in basso, sotto terra). In questa situazione si trovavano le anime degli antichi giusti in attesa della redenzione. Gesù dunque (nel tempo tra la morte e la sua resurrezione) “discese in quel luogo” per annunziare loro il kèrigma, cioè l’annuncio della avvenuta redenzione e quindi la loro liberazione per poter essere ammessi alla beatitudine celeste.

Fatto interessante: nelle icone orientali si rappresenta l’evento della discesa agli ìnferi con Gesù che prende per mano un uomo che ha a fianco una donna. E la catechesi battesimale antica spiega l’immagine facendo dire a Gesù: “Adamo vieni, andiamo via di qui!”. La fede della Chiesa infatti insegna che Adamo ed Eva si riconciliarono con Dio tramite un profondo pentimento… al quale sono stati sicuramente facilitati dai “triboli e spine” che la natura, da loro scombussolata, aveva riservato loro. Questo succede a tanti convertiti che riscoprono Dio nel dolore, e lo ringraziano per la disgrazia=grazia ricevuta. In paradiso si entra o con l’innocenza o con la penitenza.

 

Cosa significa la scritta INRI posta nella tavoletta sopra il capo del Crocifisso?

E’ l’abbreviazione di Iesus Nazarenus Rex Judaeorum (Gesù Nazareno Re dei Giudei). E’ il titolo che indicava pubblicamente il motivo della condanna a morte scelto da Pilato. Nell’originale era scritto nelle tre lingue allora conosciute in Palestina, cioè l’ebraico, il greco e il latino.

La scritta, detta in quel modo, significava che Gesù era realmente il re dei Giudei. Perciò i farisei se ne lamentarono con Pilato dicendo: Non scrivere così, devi precisare che è lui che ha detto di essere il re dei giudei ma lo ha detto falsamente e per questo tu lo condanni! (cfr. Giovanni 19,21) Al che Pilato, seccato dalla loro puntigliosità – e forse con la soddisfazione di far loro dispetto in rivalsa di una condanna che gli era stata estorta con la minaccia di farlo passare per nemico di Cesare – rispose: Quello che ho scritto ho scritto, e zitti! (ivi v. 22)

 

Come mai Gesù, che non è mai separato dal Padre e in quanto Figlio è Dio e non può né soffrire né morire, ha pregato implorando “Dio mio perché mi hai abbandonato?”

Perché essendo anche vero uomo ha pregato in riferimento alla sua natura umana che soffriva. E quella invocazione poi non significava affatto che si sentisse abbandonato dal Padre; infatti essa cita un salmo del Servo sofferente di Jahvè. Quindi doveva servire a confermare ai Giudei che lui era il vero Messia promesso e che in lui si attuava la redenzione. Nota che Gesù ha usato la parola Dio perché così recita il salmo e per sottolineare la sua umanità di servo sofferente, mentre poi ha usato proprio Padre dicendo “Padre nelle tue mani affido il mio spirito”.

 

Pasqua con chi vuoi?

E’ a tutti noto il detto: “Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi”. Come a dire che Natale è stata da sempre e rimane la festa dell’intimità familiare, che raccoglie le famiglie, amici e parenti in letizia attorno al focolare. E poi, sai, le luci, le musiche, i doni Gesù Bambino… è tutta un’atmosfera! Per i più fedeli comprende anche l’intervallo notturno per recarsi tutti alla mezza di mezzanotte. Invece Pasqua è il giorno della festa e dell’allegria, perciò ci si sente liberi di recarsi dove si preferiva a festeggiarla. Usanza barbara questa da scalzare essendo la Pasqua lo scopo e il coronamento dell’incarnazione e perciò rappresenta come il Natale – e a maggior ragione come lo è una liberazione avvenuta da una solo promessa – la festa dell’intera comunità parrocchiale. Come a dire che il modo migliore di celebrarla sarebbe di far scoppiare la Chiesa di gente sin dalla mezzanotte e poi fare almeno un rinfresco comunitario sul piazzale, che testimoni anche agli occhi di chi non crede la gioia, la fraternità e l’unione dei cristiani.

 

E dopo Pasqua?

Dopo dovrebbe iniziare un cambiamento di vita. Con l’atteggiamento, come direbbe Dante, di uno scampato ad un tremendo naufragio e, giunto esausto sulla riva: “Si volge all’acqua perigliosa e guata.” Attento! “Guatare” nel linguaggio poetico di Dante significa guadare con odio, disprezzo, pensando “tiè, te l’ho fatta! Non mi hai fregato e non mi fregherai più!” Vale a dire: sono stato salvato dal peccato che mi avrebbe distrutto e farò in modo di non cacciarmi più in quel pericolo. Eh già, perché il peccato (e così capisci meglio anche cosa sono i Comandamenti) è autodistruzione. Non per nulla tutti i guai del mondo derivano da cattiverie, ingiustizie, arroganze, soprusi, viziacci e conpagnia brutta. E quindi il comando di Gesù di essere “perfetti come il Padre vostro” è un invito a liberarsi  – implorandone la grazia a Dio – da catene che tengono prigionieri e schiavi. I Comandamenti sono da considerarsi come le 10 grandi libertà che Dio ci dona.

Insomma bisogna cominciare a tirarsi su le maniche, in attesa del… “pieno” che ci verrà dato – anche questo aggràtise! – dallo Spirito Santo a Pentecoste. Il cristiano moderno, come le macchine ormai, dovrà essere un “ibrido” che procede sia col carburante proprio (la benzina) che con quello regalato dallo Spirito Santo (l’elettricità). Si va molto più lontano se si offre una propria mano a Dio invece di pretendere che faccia tutto da solo…

 

Naturalmente queste sono tutte riflessioni che presuppongono che si sia fatto un certo allenamento durante la Quaresima. Beato dunque chi ha messo su muscoli. Per gli altri resta la consolazione di sapere che Dio è… tignoso. Ha un Amore implacabile (cfr. 2 Timoteo 2,13) E perciò insisterà a offrirci occasioni di recupero finché avremo vita. Così che si potrà ripartire in ogni momento e perfino recuperare trionfalmente il tempo perduto; basta che un bel giorno si afferri… il toro per le corna (vedi ad es. la conversione di S. Agostino).

 

E se comunque hai piacere di trattare questo argomento, come qualsiasi altro che riguardi la Fede, sia che appaia in questa sezione o no, non dovrai far altro che mandare un’email a sandroleoni@gmail.com

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