Kat-Adù n.  6      TRINITA’ IN SEMPLICITA’? UNA FOLLIA!

Sarà ma io ci provo. Anche perché, come me da ragazzo, penso che ogni giovane di oggi si domandi perché mai Dio ci abbia rivelato questa sua realtà UNI-TRINA, ovvero UNItaria e TRIpersonale. E poi come mai essa sarebbe il più alto mistero della fede, dal momento che ci lascia tutti indifferenti, almeno quanto basta per non riempire la Chiesa come la Domenica delle Palme!…

Insomma – lasciando ai cervelloni teologici i loro meritevolissimi approfondimenti sull’INSONDABILE MISTERO – quali deduzioni spicciole e pratiche se ne possono cavare per la nostra vita di ogni giorno? Non poche, né di poco conto cred’io… Vediamo:

1)- Dal fatto che Dio ci ha fatto “a sua immagine” (Genesi 1,29) dovrebbe essere chiaro che la nostra specificità umana, la nostra grandezza e dignità, come esseri posti al vertice della creazione cosmica, consiste nello essere persone; cioè entità intelligenti. Dalla intelligenza derivano poi la volontà e con essa la libertà, e l’amore (l’odio, che al fondo è egoismo non fa parte della Trinità, infatti l’odio è una aberrazione umana che deriva dal peccato). Questa è la composizione essenziale della nostra anima spirituale umana: come non vederci il vestigio di una triplicità di tutto rispetto? e triplicità che consiste senza problemi con l’unicità del nostro io, unico e irripetibile.

Che dici? E il corpo? Sì abbiamo anche un corpo ma quello non fa parte dell’immagine di Dio che è solo Spirito. Infatti esso, essendo materiale, serve solo a collocarci nella dimensione spazio-temporale cosmica che forma il palcoscenico della nostra recita terrena. E poi, si sa, il corpo avrà bisogno di una risurrezione e trasformazione “gloriosa”, come avvenne al corpo di Gesù, (vedi Filippesi 3,21) per essere fatto partecipe della beatitudine soprannaturale. Di fatto poi – chi non lo sa? – il corpo è uno strumento a nostro servizio. Esso, il corpo, farà esattamente ciò che la nostra libertà gli comanda di fare (o di omettere). Il responsabole non è lui ma il soggetto, la persona che lo possiede, l’IO, l’anima. Lo sa perfino il laicissimo diritto civile che, se gli capita un reo biologicamente e psicologicamente sano non dà bacchettate sulla mano o schiaffoni al corpo ma punisce la persona che c’è dietro. E, viceversa, se trova che la persona, a causa del corpo malato, andikappato o di età minore, era incapace di intendere e volere, non ritiene colpevole né la persona né il suo corpo, ma la ritiene in diritto di essere curata.

2)- Dal fatto, garantito da Gesù, che le tre Persone divine sono indissolubilmente unite e vanno sempre d’accordo con amore, potremmo ricavare mezzo mondo di conseguenze; per esempio che:

  1. a) dobbiamo imparare a volerci bene, a rispettare la nostra specifica diversità, a convivere in armonia, a “gareggiare nello stimarci a vicenda” (Lettera di S. Paolo ai Romani 12,10);
  2. b) a sentirci membra gli uni degli altri e quindi ad avere a cuore (il che significa soffrirci, fare qualcosa per rimediare) se qualche membro dell’insieme che è un solo Corpo di Cristo, sta male; se sbaglia; se scantona; se si allontana dalla fede…(San Paolo, sempre lui, prima in 1 Corinzi 12,27; e poi indietro dal versetto 12 al 26);
  3. c) a credere che “insieme è bello” e che ogni piccola porzione della grande famiglia di Dio che è la sua Chiesa, deve sforzarsi per riprodurre in sé i santi lineamenti di Cristo profeta-sacerdote-re (Matteo 11,29), anzi la meta è la stessa perfezione del Padre! (vedi Matteo 5,48). Il che vuol dire che Dio non è contento se si scappa in un’altra parrocchia non appena nella nostra ci troviamo a disagio per qualsivoglia motivo (vedi la parabola del seme da cui Dio si aspetta che dia il meglio di sé in qualsiasi circostanza (Marco 4,3-8);
  4. d) che quindi la parrocchia non va vista come un negozio ove si va a prendere ciò che ci serve (addirittura esigendolo perché si dà un’offerta!), ma si va a donare quello o quei carismi che lo Spirito Santo ci ha regalati perché servano “alla nostra santificazione” e “alla comune edificazione” (e siamo sempre al discorso del Corpo ove ogni parte agisce in sinergia per il bene del tutto);
  5. e) che la Chiesa ha sì il dovere di cambiare in meglio (è santa, dice il Vaticano II, ma “semper reformanda“!) ma se io scappo mi sottraggo al dovere sia di aiutare gli altri a cambiare sia a cambiare in meglio me stesso. E’ qui, nell’agone, che “si parrà la tua nobilitade” (Dante) quando vincerai la guerra contro il vecchio uomo che sonnecchia in te e ogni tanto erutta come lo Stromboli. Ti piace San Francesco? Allora senti cosa disse un giorno a frate Leone. “La più grande vittoria si è di vincere se medesmo!” Ti piace anche questa?;
  6. f).. Immagina se puoi cosa accadrebbe nei nostri Condomìni, se tutti i votanti si lasciassero guidare nelle loro decisioni da questo stato d’animo… Non si arriverebbe alle cene mensili insieme? ai giocattoli condominiali? A vedere tutti la partita davanti al megaschermo del Condòmino Ics? E perché non avere un’officina in comune al piano cantine senza correre il pericolo di prestarsi qualcosa che poi o non torna più o ritorna danneggiata? Pazzie? E va bene, ma almeno si può sperare in un salutarci e sorriderci sincero quando ci incrociamo? E a non parcheggiare a cacio cavallo, ma in modo da non occupare due posti?

Sì, ma mi sa che è meglio smetterla. Ormai dovremmo averlo capito che la Trinità è un terremoto. Che Dio – che è l’insieme dei magnifici Tre – è pericoloso! come qualcuno ha scritto.

UNA SINTESI PICCINA PICCIO’

Per farla semplice, riassumendo, abbiamo che la relazione d’amore che intercorre tra le Persone divine, a noi che siamo fatti a Sua immagine non solo come singoli ma anche come Chiesa, ci chiede in sostanza di nutrire queste convinzioni e realizzarle in atteggiamenti:

  • Stimarci tutti vicendevolmente, rispettarci, stare in pace, rimediare agli strappi…;
  • Valorizzare i talenti di ciascuno, a partire dal riconoscimento e dalla lode per chi fa;
  • Sentirci tutti speciali nella Vigna del Signore. Nessuno vale più degli altri. Cristo che valeva più di tutti si è proposto come colui che serve, fino a lavare i piedi dei suoi discepoli;
  • Non dire più “Io” ma sempre “Noi”;
  • Fare di ogni nostra attività dono, motivato da amore, altrimenti rinunciarci perché ci succederebbe che è alimentata dall’orgoglio, dalla vanagloria. E sarà come ai quei farisei che ostentavano il loro perbenismo perdendo la “mercede” che Dio aveva preparato per loro;
  • e cose del genere… Se meditiamo su queste cose e le innaffiamo di suppliche (perché se fiorisce qualcosa è dono di Dio che fa “crescere”) prima o poi lo Spirito Santo ci darà altri lumi concreti di comportamento e gli aiuti corrispondenti alla bisogna.

IN MANO A TRE “PROFESSIONISTI”

In sostanza abbiamo a che fare con Tre Professionisti in… fisioterapia, che ci rimettono a posto le ossa sconocchiate dai nostri peccati. E spesso gli esercizi che richiedono sono un taglia e cuci e un tira e pigia che ammazza se fa male! Dio – dice la Bibbia – è un agricoltore coloro che portano frutto – sì proprio i buoni! – ama li pota (Giovanni 15,1-2). Ma se hai la stoffa del campione e ci tieni al tuo fitnees dirai: “Piatto ricco? Mi ci ficco!”

E ti piglierà il Padre che ti pensa e vuole da sempre, sia nel tuo insieme che negli atomi e particelle di cui sei composto; e quindi, se ci sei, vuol dire che conferma e rinnova microsecondo per microsecondo la tua creazione;

E ti passerà alle mani del Figlio che rinnoverà tutte le volte che occorra la tua redenzione, facendoti risorgere anche dall’abisso più nero (che è no solo il peccato grave ma anche l’indifferenza, l’andazzo, l’habitué che trasforma il rapporto religioso con Lui in un dovere esclusivamente domenicale);

E finirai in quelle dello Spirito Santo che ti dirà (lo ha detto a Pentecoste con un rombo di tuono per i più sordi) “Hai voluto la bicicletta, e mo’ pedala! Questo è il prezzo per la tua santificazione. E non ti lagnare più di tanto. Sappi che io sono giovane e moderno, e  anche ricco. Ricco abbastanza da prendertela perfino elettrica la bicicletta, per alleviarti la fatica. Ma ricorda che il mio motore in te – in te tempio di Dio, santa pazienza! (1 Corinzi 3,16-17) –  farà sempre e solo la sua parte, ma mai anche quella che spètta ai tuoi piedi!”

E dopo questa spremitura, che è solo l’inizio delle danze della nostra Kat-Adù, lasciamoci intenerire un istante davanti alla fede semplice dei nostri fratelli vissuti nel Medio Evo. Ecco come hanno espresso la loro devozione alla Trinità in un  inno famoso.

Dal “Laudario di Cortona“, l’inno alla Beata Trinitade.

ALTA TRINITA’ BEATA

Rit.- Alta Trinità Beata,
da noi sempre si’ adorata!

  1. Trinitade gloriosa,
    unità maravilliosa,
    tu se’ manna savorosa
    a tut’or desiderata.
  2. Da voi, maiestad’eterna,
    deitade sempiterna,
    la citade k’è superna
    kiaramente è luminata.
  3. Noi credem senza fallanza,
    fermamente, cum speranza,
    tre persone, una sustantia,
    da li sancti venerata.
  4. Li animali oculati
    k’evangelisti som chiamati
    laudan l’alta potestate
    cum la voce concordata.
  5. Abraàm en trinitade
    intese la deitade:
    li angeli li for mostrati
    en figura humanata.
  6. Quando vidde tre figure
    adorò un creatore,
    e ‘mperciò da te, Segnore,
    la so fé fo confirmata.
  7. En tutte le crëature
    sì reluce ‘l tuo splendore
    come dicon le scripture,
    et è verità provata.
  8. La potenza in creando,
    sapienza in ordinando,
    bonità in gubernando,
    ogne cosa in tutta fiata.
  9. Tu, padre celestiale,
    per lor guardar d’ogne male,
    el filiolo a te uguale
    mandast’a la gente insanata.
  10. Nella Vergene descese,
    stect’ e’llei nove mese,
    pura carne di lei prese,
    per noi molto tormentata.
  11. Spiritu sancto, amor iocundo
    ke rempisti tutto ‘l mondo,
    tu ne guarda dal profundo
    et perdona li peccata!
  12. Ki te ama crede sempre
    tutto ‘l mondo per niente:
    alt’e fort’è la sua mente,
    più ke rocca n’è fidata.
  13. O verace Trinitade,
    fanne per la tüa pietade,
    ke la nostra humilitade
    en vita eterna si’ exaltata.

SL

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